Lingue

La lingua (detta anche favella, idioma, parlata; dal latino lingua; probabilmente dalla radice indoeuropea dang-va) è il modo concreto e determinato storicamente in cui si manifesta la capacità del linguaggio umano dal quale si distingue in senso proprio. I tratti comuni che individuano una lingua sono il vocabolario, il sistema fonematico comune, la grammatica e la sintassi, lo stile e la pragmatica; nel caso vi siano sia una versione scritta che una orale, anche un sistema di segni comune.

La linguistica è la disciplina che studia la lingua, intesa come potenziale innato dell’uomo di produrre il linguaggio. Ferdinand de Saussure è stato il primo studioso a rendere la linguistica una scienza certa, grazie alle sue teorie raccolte sotto la denominazione di strutturalismo.

Le lingue del mondo, esito ciascuna di uno sviluppo storico in una data regione del mondo, si chiamano lingue storico-naturali.

Storiche perché hanno una storia nella quale sono protagonisti i parlanti di tali lingue, naturali per contrapporle alle lingue artificiali rispetto alle quali esse solitamente hanno maggiore complessità (esistono tuttavia delle lingue artificiali ben più complesse di alcune lingue storico-naturali).

In questi ultimi anni gli studi sul linguaggio, inteso come facoltà umana di comunicare per mezzo di sistemi verbali, e sulla lingua, manifestazione concreta con cui le potenzialità verbali di un individuo (o di un gruppo) si realizzano in un certo contesto storico, geografico, sociale, si sono moltiplicati: studiosi con interessi scientifici molto diversi hanno esaminato il problema del linguaggio da punti di vista differenti, a volte opposti.

Si parla di linguaggio verbale e di linguaggi alternativi, di linguaggio e di lingua, di linguaggio e di comunicazione in senso ampio.

Si può dire che esiste comunicazione ogni qual volta esista un passaggio di informazioni da un’emittente a un destinatario, in modo tale che il messaggio, così come è stato concepito, coincida con l’informazione decodificata dal ricevente.

L’uomo non è l’unico ad usare segnali convenzionali; negli animali esistono forme di scambio di informazioni, ma non forme di pensiero verbale in cui parola ed azione interagiscono vicendevolmente.

La lingua è pertanto lo strumento più raffinato e potente di rappresentazione simbolica, cioè di quella capacità che è alla base di tutte le funzioni concettuali.

Essa è inoltre il mezzo più economico, diversificato ed appropriato che l’individuo ha a disposizione per partecipare alla vita della sua comunità, diventando un membro attivo, ricevendone il bagaglio culturale che può essere modificato secondo le proprie esigenze, in un interscambio profondo fra sé e il gruppo di appartenenza.

Dal momento della sua comparsa e con la sua evoluzione il linguaggio è diventato il massimo organizzatore logico dell’esperienza e del pensiero.

L’interesse per il linguaggio, specificità dell’uomo, è iniziato nell’antichità con Platone, Aristotele, Sant’Agostino, ma la linguistica come scienza è abbastanza recente.

La sua nascita può essere fissata agli inizi del Novecento con Ferdinand de Saussure, in particolare con la pubblicazione nel 1916, da parte di due suoi allievi, delle lezioni tenute a Ginevra tra il 1906 ed il 1911, nel “Corso di linguistica generale”.

L’opera di Saussure ha il pregio di aver posto i fondamenti della linguistica, fondamenti a cui si sono riferiti, come accettazione o rifiuto, studiosi appartenenti ad indirizzi diversi di ricerca

È ad esempio merito di Saussure l’aver definito il segno linguistico come l’unione di un significante e di un significato.

Per significante si intende la produzione verbale, quell’insieme di suoni che hanno la proprietà, per coloro che parlano quella lingua, di richiamare un certo significato.

Più difficile definire il significato in quanto esso si correla al concetto, all’oggetto, al fenomeno, o ad altro che il significante indica.

Inoltre il significato di una parola dipende dal soggetto psicologico e dalla lingua stessa; l’oggetto non è un “in sé”, ma dipende dal soggetto che ne prende coscienza-conoscenza.

Il soggetto è condizionato dalle proprie strutture emotive e cognitive, la lingua è determinata dalle scelte del soggetto e della comunità a cui l’individuo appartiene e determina, per molti aspetti,l’organizzazione logica del mondo concettuale.

È quindi più corretto, in linguistica, definire il significato come “significato verbalmente elaborato” piuttosto che usare come punto di riferimento il concetto, l’oggetto, l’azione o la relazione; il significato è quella parte di realtà extra-linguistica a cui un certo significante fa riferimento.

Se si considera un segno linguistico si nota che esso possiede due aspetti: l’immagine acustica (cioè i suoni in successione che lo compongono) e il concetto che esso esprime. Al primo si dà il nome di significante e al secondo di significato. Il legame che unisce il significato al significante è arbitrario ed ha una motivazione storica.

Un segno linguistico si può paragonare ad una banconota. Il significante è il rettangolo di carta di una certa dimensione, con certe immagini e con certi colori, il significato è il valore (in oro o in merci) che viene attribuito a tale rettangolo di carta. Il legame tra il rettangolo di carta e un determinato valore è arbitrario: cioè non ha una motivazione logica, ma dipende da una convenzione.

Un’altra distinzione importante, sempre fatta da Saussure, è la contrapposizione tra la langue e le parole.

La langue è il sistema di segni di una qualsiasi lingua ed è pertanto un sapere collettivo, è, come dice Saussure “la somma di impronte depositate in ciascun cervello” e l’individuo non può né crearla né modificarla.

La parole è l’aspetto individuale e creativo del linguaggio, è ciò che dipende dal singolo individuo e pertanto esecuzione personale, “atto di volontà e intelligenza”, come ancora dice Saussure.

Pubblicato da Alme Sol

L'istruzione è l'unica arma di cui disponiamo. Senza siamo prigionieri degli altri.

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